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Il corpo e la voce dei quindici personaggi in scena sono lo strumento principale che lega le tradizioni del teatro-cabaret espressionista con la satira della sit-com americana.
La trasformazione scenografica, creazione del regista, è affidata all'ingegno e alla precisione di Thomas Romeo.
La scelta di riprodurre la realtà sociale e politica dell'Ohio, è tanto simbolica quanto attuale. Lo Stato Federale è infatti apparso di recente sulle cronache internazionali per casi di frode e per aver impedito ai ceti meno abbienti di poter esercitare liberamente il proprio voto. Sotto accusa è il sistema elettorale e l'utilizzo delle macchine per votare, che rappresentano, secondo le parole del regista, aspetti eclatanti e mistificatori del nuovo corso politico intrapreso negli Stati Uniti d'America.
La "voting machine", ingranaggio intorno al quale si muovono le dinamiche della collettività e dei suoi discutibili rappresentanti, entra nel villaggio sotto l'egidia del Reverendo Food (Paolo Spartaco Palazzi), portavoce della Nuova Chiesa Evangelica.
Il sentimento evangelico-integralista, incarnato dal Reverendo Food, guida ed accompagna la comunità sui binari dell'antisemitismo, già latente all'interno di essa, e della disuguaglianza razziale. Non è un caso, che la fuga dal villaggio, da parte dello sfortunato studente Joe (Maurizio Muzzi), figura simbolo della spietata società in cui è nato, avvenga con un treno. Se il peccato commesso è aver dato confidenza all'unico ebreo del paese Isac (Maurizio Formichini), la pena da scontare è il lavoro di porta lampadine: unica risorsa industriale del paese e rappresentazione del diniego sociale e culturale, a tratti riconducibile alle cronache del Nord Est italiano.
E' sulla difesa del proprio giardino che i nordamericani hanno fondato il loro impero.
La casa, la famiglia, la fabbrica, la scuola e la chiesa sono i luoghi dove il dramma cresce e si piega alle tragicomiche relazioni dei suoi personaggi.
Dal giardino di casa al cortile della scuola, il passo è breve e scandito dagli atteggiamenti punitivi e coercitivi delle due insegnanti: Mildred (Katia Cianci) e Miriam (Giulia Filacanapa), che introducono il profilarsi dello spettacolo, contenitore di inquietanti ed esileranti scenari di vita quiotidiana. Come le gag costruite tra le mura domestiche dalle regine di casa: Mamma Rose (Alessia Cespuglio Santoro) e la sorella Clarissa (Alessandra Fasullo), entrambe costrutto del fondamentalismo cristiano della nuova era, ben espresso nelle parole di Rose al figlio Joe:"Quanto dolore per me e quanto pianto per lui". Sentimenti contraddittori colpiscono come un rovescio, anche la sorella Diana (Simona Merola), creatura devota a Dio, sedotta dalla religione e dalle devianze del fidanzato Klark (Leonardo Fedi), fido collaboratore del Reverendo Food. Una relazione, quest'ultima, costruita sui raggiri e dettata dalle "spolverate preventive" del nuovo pastore, che riesce ad incantare con scuse divine il giovane fedele. Proprio a lui infatti, è affidata la gestione della manomessa voting machine, ora macchina votante capace di codificare la sovranità popolare e manipolare il voto degli elettori sempre più esclusi dal processo democratico.
In tal senso, anche la giovane e prorompente attivista democratica Ann (Giovanna Maina), viene sospinta dalla Nuova Chiesa Evangelica ad abbandonare la propria fede politica in favore di una passione non meno travolgente...
Complici del sistema: le guardie federali (Sandro Sandri e Fabrizio Moroni), chiamate ad investigare sull'omicidio di un collega, si mettono sulle tracce del presunto colpevole, il sarcastico Dick (Filippo Meloni), già in fuga con l'amico Joe.
In linea con il pensiero dei federali: Bob (Francesco Andreotti), il buon americano corrotto, coetaneo dei due latitanti e contrariamente a loro, pienamente integrato nel ruolo di idfensore della contaminata comunità dell'Ohio.
Voce fuori dal coro: Thomas Petardo (Maria Grazia Fiore), definito "un vero genio nelle cazzate". Il suo linguaggio incomprensibile al resto della comunità, è una sentenza:"A scuola ti insegnano solo a diventare un fallito, se devo essere un fallito, mi son sempre detto, meglio che ci divento da solo, per conto mio,non ho bisogno di framici diventare da qualcunaltro".
Nel quadro complessivo è l'intrigo familiare e politico che segna le vicende dell'Ohio, disegnando il ritratto di un sistema truccato e disonesto, che spinge gli attori in una gabbia, come prigionieri di una Guantanamo del Nord America.
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Tratto da A/R Blogspot
Wednesday, February 22, 2006
Applausi. Applausi. Applausi.Applausi.
Sburk: A me è piaciuto. Ci sono alcune cose che non mi hanno convinto, però mi sono divertita. IlGeko: (col terzo bicchierino di rum in mano) Forse un po' lungo. Sburk: L'ho pensato anch'io. IlGeko: Però il ritmo è notevole. Secondo te sono una compagnia fissa? Sburk: Non saprei. Secondo me sì. IlGeko: Si vede che sono affiattati. Insomma, le battute sono veramente tante, anche le azioni, e non hanno praticamente mai sbagliato e quando l'hanno fatto hanno recuperato benissimo. Sburk: Son d'accordo. Ogni tanto parlavano così veloce che non si capiva, però. IlGeko: Poteva essere anche voluto. Sburk: Effettivamente. IlGeko: Urlano un po' troppo; alcune volte mi ha dato fastidio. Sburk: Soprattutto alcuni personaggi. Diana, per esempio, che fra l'altro mi è piaciuta più di altri, lei urlava troppo. Bello il finale, vero? IlGeko: Anche Dick è un gran urlatore. E la mamma di Joe. A me invece è piaciuto molto l'Investigatore. Sburk: Il fatto di recitare in modo caricaturiale (non so come altro dire) mi piace ma si corre il rischio di sembrare tutti uguali. IlGeko: Va bè. Si vede che non sono professionisti, ma son bravi, dài. Sburk: L'unico che recita in modo naturale è l'Ebreo. IlGeko: Certo. Ha una certa età. Sburk: Dici che si è rifiutato? IlGeko: Eh. Sburk: Sembra quasi capitato lì per caso. IlGeko: Forse è voluto. Sburk: Certe battute sul sesso mi son sembrate un po' fini a se stesse. IlGeko: Sì, nel senso che non sono state sviluppate. Però il testo è buono, originale. Sburk: Sì. Tira in ballo un sacco di cose: i predicatori, la religione e le ipocrisie; l'ebreo di cui nessuno si fida; lo strano che si è allontanato dalla comunità; i conformismi; i brogli elettorali; la scuola; le madri... IlGeko: Sono molti temi ma nell'insieme, anche se forse è difficile capire esattamente dove voglia andare a parare se non mostrarci come è fatta la nostra società, mi sembra che tutto fili. Sburk: Poi fa ridere. IlGeko: L'Andreotti mi ricordava Garibaldi. Sburk: Ah! IlGeko: Anche il titolo mi piace. Sburk: Ma sì. Rispetto a tante cose che si vedono nei teatri istituzionali con attori istituzionali e scenografie istituzionali, Ohio voting machine vale di più. Anche semplicemente per l'originalità e la serietà con cui è stato messo in scena. IlGeko: Si chiameranno la Compagnia Stabile del Teatro del Porto? Pers: Mmmmmmmmm!!! Sburk: Allora non lo devo sbavagliare? IlGeko: No. Sburk: Slegarlo dalla sedia, almeno? IlGeko: Assolutamente no. Sburk: OK.
Ohio Voting Machine è un comico dramma in tre atti di Michelangelo Ricci. Gli attori sono: Alessia Cespuglio, Maurizio Muzzi, Paolo Spartaco Palazzi, Francesco Andreotti, Maria Grazia Fiore, Leonardo Fedi, Giovanna Maina, Alessandra Fasullo, Filippo Meloni, Giulia Filacanapa, Fabrizio Moroni, Sandro Sandri, Katia Cianci, Simona Merola e Maurizio Formichini. La collaborazione artistico-tecnica è di Thomas Romeo. Le musiche di scena sono di Michelangelo Ricci.
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Michelangelo Ricci

Thomas Romeo

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